Cacio e pepe e la prova suprema che la grande cucina non ha bisogno di complessita — servono solo tre ingredienti, ma eseguiti alla perfezione: pasta, pecorino romano e pepe nero. Questo piatto antichissimo affonda le radici nella cucina dei pastori laziali e abruzzesi, che durante la transumanza portavano con se pecorino stagionato e pepe — alimenti leggeri, conservabili a lungo e ricchi di energia. L'acqua di cottura della pasta, ricca di amido, faceva il resto, trasformando il formaggio grattugiato in una crema avvolgente. La preparazione sembra banale ma e tra le piu insidiose della cucina italiana: il pecorino romano DOP deve essere grattugiato finissimo e mescolato fuori dal fuoco con l'acqua di cottura tiepida per creare un'emulsione liscia e setosa, senza grumi. Il pepe nero va tostato intero in padella e poi frantumato grossolanamente al momento — mai usare il pepe gia macinato, che perde gli oli essenziali e il carattere pungente. La pasta ideale e il tonnarello — spaghetto a sezione quadrata tipico romano — oppure il rigatone. Con sole 167 kcal per 100 g, 6,9 g di proteine, appena 3,8 g di grassi e 27,4 g di carboidrati, il cacio e pepe e sorprendentemente leggero per un piatto cosi saporito. Il calcio (120 mg) del pecorino rafforza ossa e denti, e il basso contenuto di grassi lo rende adatto anche a chi controlla l'apporto lipidico. Un piatto standard da 300 g fornisce circa 501 kcal, mentre una porzione ridotta da 200 g si ferma a 334 kcal. Il trucco degli chef romani e mantecare la pasta nella padella inclinata, aggiungendo l'acqua di cottura un cucchiaio alla volta, fino a ottenere quella crema perfetta che avvolge ogni filo di pasta senza mai rapprendere.