La pasta all'Amatriciana e uno dei quattro pilastri della cucina romana tradizionale, insieme a carbonara, cacio e pepe e gricia, e prende il nome dalla cittadina di Amatrice, nell'alto Lazio al confine con l'Abruzzo. Le sue origini risalgono ai pastori che attraversavano le montagne con pochi ingredienti essenziali: guanciale, pecorino e pepe nero. Il pomodoro si aggiunse solo nell'Ottocento, quando il frutto americano si diffuse stabilmente nella cucina italiana, trasformando la gricia bianca nell'amatriciana rossa che conosciamo oggi. La preparazione autentica richiede rigore: il guanciale — mai la pancetta — va tagliato a listarelle spesse e rosolato lentamente nella padella senza aggiunta di olio, lasciando che il grasso si sciolga e diventi croccante e dorato. Si aggiunge poi il pomodoro San Marzano pelato, un pizzico di peperoncino per chi lo ama, e si cuoce a fuoco medio per venti minuti circa. La pasta tradizionale e il bucatino — lungo spaghetto forato al centro che cattura il sugo all'interno — oppure il rigatone. Con 241 kcal per 100 g, 7,5 g di proteine, 11 g di grassi e 28,7 g di carboidrati, l'amatriciana e un primo piatto energetico ma non eccessivamente calorico se le porzioni vengono controllate. Il sodio (480 mg) proviene dal guanciale e dal pecorino, quindi chi segue diete iposodiche dovrebbe moderare le quantita. Un piatto abbondante da 320 g fornisce circa 771 kcal, mentre una porzione piu contenuta da 220 g si attesta intorno alle 530 kcal — perfettamente gestibile in un piano alimentare bilanciato. Il segreto e nella qualita del guanciale e del pecorino romano DOP, grattugiato a pioggia sulla pasta fumante appena impiattata.